IL PAESE

Torano Nuovo è un paesino, di circa 1600 abitanti, delle provincia di Teramo e precisamente della Val Vibrata, cioè la fascia più settentrionale dall’Abruzzo, che confina con le Marche. Situato a 14 km dal mare ed a circa 25 dalla montagna, ad un’altitudine di 240 metri, ha un territorio collinare. La produzione del vino (Montepulciano D.O.C., Trebbiano D.O.C., Controguerra D.O.C. e Colline Teramane D.O.C.G.) è così importante che Torano Nuovo è stato denominato “Capitale del Montepulciano d’Abruzzo”. Il ricco menù dei prodotti tipici toranesi è completato da salumi e prosciutti dalle cinque stagioni, dal farro, dal formaggio e dal miele.

toranocampanile01Come arrivare: Da Roma: A24 Roma-L’Aquila-Teramo fino a Teramo (S. Nicolò), quindi prendere per S. Onofrio - Garrufo - Torano. Dalla Milano-Bari: A14 uscita Val Vibrata, quindi prendere per Nereto - Torano Nuovo

Monumenti e arte a Torano Nuovo

La Chiesa di S. Massimo

Adiacente al lato Nord del cimitero di Torano Nuovo, è databile intorno all’anno 1000, poiché già nel 1066 è elencata fra i beni soggetti alla giurisdizione di Montecassino e successivamente al Monastero di San Liberatore a Maiella.

L’edificio, esempio del romanico abruzzese, presenta sulla facciata volta ad ovest il portale sopra il quale doveva trovarsi uno stemma di Montecassino o gentilizio se di epoca più recente. Sul lato sud c’è un porticato sorretto da colonne ad archi a tutto sesto che si ripetono nella loggetta bifora.

L’interno, ad una navata, ha un altare in pietra sopra il quale restano tracce di un affresco raffigurante Madonna e Santi che nel 1565 fu ricoperto con la tela della Crocifissione con la Madonna, S. Massimo ed altri Santi, ora custodita in comune.

Fanno parte degli arredi sacri: una bella croce argentea risalente alla fine del 400 ed attribuita alla Scuola di Nicola da Guardiagrele e un reliquiario in argento del 1775.

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La Chiesa di S. Martino

Adiacente alla villa del Barone Cornacchia, in località Villa Torri, conserva affreschi databili intorno al 1400, la celletta campanaria e lo stemma gentilizio del Barone Cornacchia del 1577.

La Chiesa della Madonna delle Grazie

Al suo interno sono conservate due tele del XVII e XVIII secolo, raffiguranti l’Immacolata e la Sacra Famiglia e ovali dipinti con soggetti sacri.

L’abside, con l’altare e la balaustra in marmo, ha ornamenti e fregi barocchi che coprono tutte le pareti. Largo S. Flaviano Interessante, tra le altre cose, risulta la piazzetta, sorta dall’abbattimento della vecchia chiesa di S. Flaviano, nel punto più antico del paese, caratteristica per le viuzze che la circondano e che un tempo giravano intorno alla Chiesa, come negli antichi nuclei medievali.

Museo d’Arte Sacra

Adiacente la Chiesa della Madonna delle Grazie, il museo espone quanto è stato gelosamente custodito nei secoli dai Toranesi. Il museo intende promuovere e recuperare valori intramontabili: la fede, le isituzioni, la cultura, l’arte e le tradizioni. La raccolta di opere d’arte, tra arredi sacri ed oreficeria di proprietà della chiesa locale, testimonia la fede della piccola comunità toranese nel corso dei secoli dal ‘400 ai giorni nostri.

Torano Nuovo: Un pò della sua storia a cura di Anilo Nepa

A metà strada tra il mare e i monti, adagiato su uno dei colli che si elevano sulla sponda sinistra del Vibrata, il piccolo Centro coronato di mille vigneti, lontano dai rumori della civiltà industriale, ignaro della nevrosi e dell’ansia della vita moderna, prospera respirando ancora l’aria della sua antica civiltà contadina. Di origini etrusche (lo stesso nome gli deriverebbe dalla dea Turan ), fu sempre centro agricolo importante, dedito soprattutto alla coltivazione di quell’antico vitigno tuttora oggetto di contesa tra Abruzzo e Toscana, dal quale l’avito vignaiuolo, spremeva (ce ne informa Plinio ) quel vino dalle virtù curative che servì ad Annibale, reduce dalla battaglia del Trasimeno, per curare i suoi rognosi cavalli e che l’imperatore Diocleziano, con apposito editto, onorò di un prezzo altissimo per l’epoca: trenta denari di bronzo al “sestario”. Lo chiamarono vino dei colli Palmesi, ma non poteva trattarsi che dei nostri vini, perchè, a distanza di tanti secoli, quel che oggi chiamiamo Montepulciano d’Abruzzo, continua ad avere la sua zona cru negli opulenti vigneti toranesi. Assorto ad importanza di posto fortificato (Oppidum Turani) il paese, dopo aver conosciuto tutte le ignominie e le umiliazioni delle tante invasioni,fu raso al suolo nel 1494, durante la cosiddetta “guerra del gesso” di Carlo VIII. Ma il rigoglio della campagna e la fama dei vini incoraggiarono una sollecita ricostruzione e gli abitanti scampati all’eccidio, quasi ad auspicio di fortune migliori, aggiunsero all’antica denominazione l’aggettivo “Nuovo” e lo chiamarono Torano Nuovo. La storia, la semplice storia, di questo antichissimo borgo s’identifica quasi nella storia millenaria del suo vino generoso, poichè dal commercio prosperoso di questo prodotto, i toranesi trassero, nel passato, fama di ineguagliabili vignaiuoli. I secoli hanno di poco mutato il volto pacioso dell’antico villaggio che continua a vivere, anche in questi momenti di furia selvaggia, lasua calma, tranquilla cita di sempre. Però, quasi inaspettatamente, ogni anno, ad agosto, esso esplode come impazzito in un’orgia di vino, salsicce e cacio pecorino. E’ la Sagra. Le vie e le chiuse piazzette pregne di effluvi, quasi incredule di tanta animazione, guardano ammirate e stupite i tanti sconosciuti, occasionali avventori. E la gente locale buona e ospitale, che ha messo in mostra, con orgoglio, il frutto della sua diuturna fatica, ma anche della sua antica bravura, sorride compiaciuta di tanto risultato, ma così… di sfuggita, frettolosamente. Ha già nostalgia delle placide notti silenti, interrotte soltanto dal canto dolcissimo degli usignoli. Vincenzo COMI Vanto e lustro del nostro paese, nacque a Torano Nuovo li 3 novembre 1765. I Comi erano originari di Nocera, ma Saverio Cuomo, il nonno di Vincenzo, venne a Torano come soldato di campagna e quì sposò Elena Dauri, che ebbe in eredità la casa in cui abitava la famiglia, possedeva terreni siti vicino case nell’attuale Via V. Comi, altri in C/da Fonte D’Orno, Pretella e Crognaletto (come risulta dal catasto onciario del Comune di Torano del 1700): ebbe tre figli: Annunziante, anch’esso soldato di campagna, Alessio, sarto e Nicolase. Vincenzo, foglio di Alessio, fu mandato dal padre a Napoli a studiare medicina, ma egli, più che a questa disciplina si dedicò alla chimica e nel 1790 pubblicava una memoria sulle acque minerali di Salerno, dedicata al protomedico Vivenzio. Laureatosi in Medicina e Chimica, si stabilì a Torano dove ebbe fama come medico e come chimico. Fù amico di Melchiorre Delfico e di famoso naturalisti quali Spallanzani, Fortis, Zimmermann e Thovvenel, che lo vollero come compagno dei loro viaggi nel Regno di Napoli. Fù il primo a intraprendere la pubblicazione di una rivista periodica ( uno dei primissimi esempi di editoria scientifica) con titolo: “Il commercio scientifico d’Europa col Regno delle Due Sicilie, per i professori ed amatori di chimica, fisica, storia naturale”. Il giornale, composto di sei volumi, uscì per tutto il 1792. Alla fine del sesto volume la rivista cessò molto probabilmente, a causa delle rivoluzioni che imperversavano in quegli anni. Dopo tale periodo, egli si dedicò ad applicare la chimica all’industria e nel 1794 aprì in Teramo una fabbrica di cremore di tartaro (seguita da altre due a Giulianova e Grottammare), nel 1802 un’altra per la concia delle pelli e nel 1809 una terza per la lavorazione della liquirizia. Fu uomo di singolare talento nel parlare e nello scrivere, come affermavano i suoi contemporanei. Nel 1798 si trasferì a Roma perchè sospettato di idee liberali e nel 1820 lo ritroviamo deputato al Parlamento del Regno di Napoli dove, il 21 dicembre 1820, presentò una legge sulle Casse Ipotecarie Nazionali che riunissero il vantaggio di sconto-pegno e sovvenzioni. La sua grande fama è comunque legata alla grande conoscenza degli elementi chimici che egli applicò nei campi più disparati. Proprio a questa passione per le scienze si deve infatti la sua morte immatura: aveva contratto una malattia ai polmoni mentre osservava l’attività del Vesuvio nel 1830, per la lunga permanenza in siti umidi , mentre era dedito alla preparazione di pregiati vini. Morì in Teramo il 10 ottobre 1830. A lui è intitolato l’Istituto Commerciale di Teramo.